Consonno in (S)vendita

Consonno in vendita, o meglio: svendita di Consonno.

L’imminente scadenza dei termini di tempo per concessioni edilizie e permessi vari hanno riproposto l’ennesima ipotesi di “recupero“ per Consonno. L’obiettivo è chiaro: evitare di perdere i diritti acquisiti con il rischio che il luogo entri in una sorta di zona bianca inedificabile.
A tal proposito circolano nel web ammiccanti annunci e relative planimetrie  oltre a proposte che definirle suggestive sarebbe un eufemismo.
Cogliamo l’occasione per fare alcune considerazioni e... ...quattro conti perché la cosa, oltre a non stare in piedi dal punto di vista dell’impatto ambientale, sembra traballante anche sotto il profilo economico.

Sessanta milioni, euro più euro meno, è la cifra che si dovrà investire per dare seguito all’iniziativa edilizia:
tutto ciò in un periodo ed in  un territorio saturi di immobili invenduti che hanno (quindi) solo consumato suolo.
In quanto tempo verrebbe recuperato l’utile di tale operazione?
Se consideriamo anche il fatto che le aziende che vendono case, attualmente, lo fanno sottocosto e svalutando il valore degli immobili, dobbiamo forse pensare che evidentemente ci deve essere chi fa volontariato... ...edilizio.
Se fosse così appetibile e raccomandabile perché l'operazione non è stata fatta quando l’edilizia “tirava“ e quando si era più indulgenti nei confronti dei disastri ambientali?

Si parla anche di un centro commerciale; possiamo facilmente immaginare che nessuna azienda sana di mente si avventurerebbe ad investire in un luogo così  “fuori mano“. Infatti, anche in quel settore è in atto una sorta di guerra tra poveri a colpi di sconti, ribassi ,servizi e promozioni. Anche per loro è finito il periodo delle “vacche grasse“ e la crisi si fa sentire.
Tutto questo accade in zone facilmente accessibili e raggiungibili da servizi vari:  figuriamoci poi in un luogo a circa 600 metri di altezza e raggiungibile dopo vari tornanti mentre il territorio a suoi piedi pullula di centri commerciali.
Per non parlare poi dei numerosi negozi che giornalmente si vedono costretti ad abbassare le saracinesche.

Quest’ultimo punto ha il vago sapore del dejavù ricordando, non a caso ,quella sorta di centro commerciale “ ante litteram” che è stato il minareto.
Insomma, pare proprio che la storia non abbia insegnato nulla  (o che la storia insegni, ma non abbia scolari!).

Ma soprattutto chiamiamo le cose con il loro nome perché ciò assomiglia a tutto tranne che ad un progetto di recupero o di riqualificazione.
Piuttosto sembra l’occasione per dare a Consonno il colpo di grazia!

Speriamo solo che abbiano la buona creanza di non mettere sui volantini *centro commerciale residenziale* “ immerso nel verde del Parco del Monte di Brianza“ !!!!!

Inoltre ricordiamo che le alternative per il futuro di Consonno esistono e sono state anche pubblicate.

Associazione Monte di Brianza

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