Il PLIS visto da Olgiate

Pubblichiamo uno stralcio dell’intervista del periodico comunale olgiatese “Dialoghi” a Pino Brambilla, membro del nostro Comitato nonché consigliere comunale con delega all’ambiente e ai parchi di Olgiate Molgora, in merito all’argomento P.L.I.S.
(…) In merito alla proposta di istituire un Parco locale nel territorio del Monte di Brianza: ci può spiegare in sintesi di che cosa si tratta? Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale (P.L.I.S.) è la forma di Parco proposta dalla regione con la legge n°86/1983 per dare un riconoscimento giuridico a un accordo tra più comuni, volto a un coordinamento delle azioni di tutela e promozione del loro patrimonio ambientale. Si tratta quindi di una convenzione tra comuni per la salvaguardia del territorio, paragonabile agli altri tipi di convenzione già esistenti che coordinano la gestione di alcuni servizi. I Comuni che decidono di aderire al P.L.I.S. stabiliscono delle regole comuni il cui rispetto è sottoposto al controllo collettivo di tutti gli associati. Queste regole non aggiungono alcun vincolo ulteriore a quelli già previsti nei P.G.T. e non intervengono nelle materie di competenza provinciale e regionale. Si potrà ancora praticare la caccia, che continuerà ad essere regolata dalla normative regionali, e il taglio dei boschi sarà ancora soggetto al Piano di Indirizzo Forestale (PIF) approvato dalla Provincia. L’obiettivo del Parco è quello di costituire un coordinamento, un controllo reciproco: questo significa che ogni comune potrà prendere decisioni in piena autonomia per le materie di sua competenza, ma, una volta entrato a far parte del P.L.I.S., il mantenimento delle scelte fatte (per esempio per quanto riguarda la destinazione d’uso dei suoli all’interno dei confini del Parco) sarà sottoposto a verifica da parte degli altri Comuni aderenti. Il Parco Locale è quindi uno strumento “democratico”: i comuni si impegnano reciprocamente a rispettare le regole che loro stessi hanno stabilito. Non c’è un ente superiore che prende le decisioni, bensì un accordo tra enti autonomi.
Quali sono le modalità di gestione del Parco? La forma di gestione più praticata per i Parchi di questo tipo è quella della Convenzione con un Comune capoconvenzione o capofila. Il Capofila si occupa della gestione delle risorse economiche del Parco, mettendo a disposizione alcune proprie strutture amministrative. A tutti i comuni aderenti è richiesto un contributo minimo annuale per abitante; i fondi raccolti servono per pagare tecnici o altri esperti (geologi, agronomi, ecc.) per compiere vari tipi di studi utili alla salvaguardia dell’ambiente naturale. Il Parco Locale è infatti uno strumento importante per garantire un corridoio ecologico tra i maggiori Parchi del territorio lecchese. Consente inoltre ai comuni di sviluppare varie iniziative nel campo dell’educazione ambientale e di favorire lo sviluppo economico con piani di intervento come, ad esempio, per l’agricoltura.
A che punto è, ad oggi, il percorso di costituzione del Parco? La situazione è in una fase di stallo per il fatto che alcuni Comuni non sono del tutto favorevoli alla sua istituzione e i loro amministratori non hanno ancora saputo superare alcuni preconcetti ingiustificati. Di fatto, però, è come se il Parco esistesse già: la legge regionale che propone l’istituzione del P.L.I.S. è stata infatti recepita da tempo dall’Amministrazione Provinciale e quella attuale, insediatasi nel 2010, l’ha confermata. I tredici Comuni interessati devono quindi già attualmente tenere in considerazione i confini del futuro Parco nella formulazione dei rispettivi piani di governo del territorio (P.G.T.). Sulla spinta del Comitato promotore del P.L.I.S. che si è costituito nel 2010, la soluzione che io propongo potrebbe essere quella di partire con i comuni che finora si sono dichiarati favorevoli alla costituzione del Parco Locale del Monte di Brianza. Sono consapevole del fatto che si tratterebbe comunque di un P.L.I.S. “zoppo”, vista l’assenza di alcuni dei Comuni più importanti della collina. Tuttavia, seguendo l’esempio di alcuni Parchi locali lombardi oggi esistenti, sono convinto che nel corso del tempo gli altri Comuni si aggiungeranno, poichè i vantaggi che ne deriverebbero sarebbero senza dubbio concreti e gratificanti. Se ad esempio i Comuni che si trovano sul lato del monte che si affaccia ad est sulla valle dell’Adda fossero tutti favorevoli alla sua istituzione, si potrebbe ipotizzare inizialmente l’istituzione del “P.L.I.S. Orientale del Monte di Brianza”. Il lato est, tra l’altro, è quello che presenta i maggiori problemi idrogeologici a causa della sua conformazione geologica (vedi ad es. le frane del Guast, di Veglio e della strada per Consonno) e che quindi necessita di opere di prevenzione e di riqualificazione che i singoli Comuni da soli non possono sostenere.
Che ruolo può avere Olgiate? L’Amministrazione comunale precedente si è sempre dichiarata favorevole al P.L.I.S. del Monte di Brianza e la sua costituzione è anche un impegno di quella attuale, che l’ha inserita nel suo programma elettorale. Il nostro Comune deve essere quindi considerato a tutto titolo uno dei motori indispensabili per giungere a questo importante obiettivo e sarà in prima fila per promuovere il Tavolo dei sindaci dei tredici comuni interessati, per verificare quali sono disponibili a dare vita al Parco in tempi ragionevoli.
Nel filmato che lei ha realizzato, “Il Monte di Brianza: un gigante da salvare”, si parla del San Genesio come di un “gigante dai piedi d’argilla”. Ci può spiegare il senso di questa frase? Rispetto agli altri parchi e agli altri P.L.I.S. della Provincia di Lecco, il Monte di Brianza è un vero e proprio “gigante”, sia per l’area molto estesa sia per l’altezza delle colline che lo caratterizzano. Nonostante l’apparenza, tutta la dorsale si regge su un equilibrio molto delicato: è infatti composta prevalentemente da argille, marne e conglomerati. E’ questo aspetto più critico del monte, che rischia di comprometterne sia l’ambiente naturale sia le testimonianze storiche presenti, realizzate dall’uomo nelle varie epoche. Bastano periodi di piogge intense come quelli che si verificano sempre più di frequente per farlo crollare e per creare gravi problemi anche a valle. Vorrei sottolineare, infine, che la mancanza di una struttura di coordinamento rischia di vanificare il lavoro svolto dai volontari delle varie associazioni che si preoccupano di mantenere puliti i boschi, di ripristinare i sentieri e di prevenire il rischio di incendi boschivi. A loro soprattutto deve andare il nostro plauso, perché svolgono un compito impegnativo che a lungo andare è sempre più difficile da sostenere.
Intervista a cura di Riccardo Gilardi (“Dialoghi”,  Olgiate Molgora)

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