Risposta ad un “endurista”

In merito alla nostra netta posizione contro la pratica del motocross nei nostri boschi un “endurista” ci scrive:
“beh sapete anche gli enduristi cercano un pò di pace in montagna e vogliono praticare la loro passione. la montagana è anche e nostra. la montagna è di tutti. comunque in italia ci sono molti motoclub di enduristi che si organizzano per ripulire le sporcizie lasciate da ESCURSIONISTI. ma una moto da mille problemi vero se passa su un sentiero? invece i cacciattori che passa col 4x4 no vero? le moto servono a tenere vivi i sentieri e non a rovinarli come dite voi. una moto non può scavare solchi così grossi. al massi può strappare l'erba in superficie, che entro una settimana ricresce. i canali vengono creati dall'erosione dell'acqua. chiedete a un qualsiasi geologo. impariamo a condividere e pensare anche alle passioni altrui invece che pensarla sempre da egoisti. noi non vogliamo proibire a nessuno di passare per i sentieri, perchè dovreste farlo voi?
Saluti “
Questa la nostra risposta:
Caro amico anonimo,
avremmo preferito poterla chiamare per nome, ma la sua esposizione avrebbe significato un’ammissione di colpa. Volevamo ricordarle che la differenza è tra chi rispetta le regole e le leggi e chi invece le infrange. Tant’è che al momento non ci risulta che camminare sui sentieri sia stata dichiarata un’attività illegale e dalle conseguenze nefaste per l’ambiente circostante e per la tranquillità e la pace di altri fruitori. Naturalmente ogni comportamento scorretto è giusto che vada stigmatizzato. La questione è che non siamo noi a proibire di percorrere i sentieri con moto di ogni genere in base a impressioni soggettive o motivate da sensibilità personali, ma una legge regionale lo stabilisce  e lo prescrive. Legge che deve aver tenuto conto dei delicati  equilibri che si realizzano all’interno di un ecosistema e che vanno colti, possibilmente, con la sensibilità e il rispetto del caso. Sensibilità che forse manca a chi ha la pretesa di scaricare su altri le responsabilità della devastazione che ci circonda. Troppo facile autoassolversi e pensare che il nostro approccio alle questioni sia sempre il male minore. E’ arrivato il momento di assumerci le nostre responsabilità. Qualunque esse siano. E non sarà di certo una giornata passata a pulire boschi e sentieri a lavare la coscienza. Le assicuriamo inoltre che, da volontari CAI che curiamo (noi soli, da più di 20 anni, e senza alcun aiuto di enduristi ) la manutenzione dei sentieri del Monte di Brianza, i danni causati dal passaggio di motocross sono visibili e notevoli; La invitiamo a venire con noi a constatare di persona. Mi spiace, caro amico anonimo, ma la condizione necessaria “ sine qua non” è che prima si rispettino le regole e solo allora la montagna potrà essere di tutti. Diversamente dobbiamo contraddirla e prendere le distanza. Il fatto poi che manchino strutture dove appassionati di questo o quest’altro sport possano dare sfogo alle loro attività, non deve autorizzare a comportamenti illegali. Concludiamo ricordandole che, una regola fondamentale della convivenza e della condivisione, sta proprio nel rispetto delle norme. Chi viola questo patto perde il diritto di pretendere alcunché.
Franco Orsenigo (Comitato Parco Locale del Monte di Brianza)

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