Il volontariato come espressione di partecipazione nella cura del territorio

Il volontariato come espressione di partecipazione nella cura del territorio
Di Giampiero Tentori- Legambiente Lombardia

Il confronto attivato con gli Stati Generali delle aree protette è, a mio avviso, un’ottima modalità di lavoro e siamo fiduciosi che questo ascolto possa servire per consolidare le eccellenze già presenti nella nostra regione e rilanciare quelle situazioni territoriali che in questi anni non hanno saputo strutturarsi.
Attenzione però, nel rivedere una legge dei Parchi che comunque ha saputo generare non poche situazioni positive, a non buttare via il bambino insieme ai panni sporchi.
Oggi abbiamo nella nostra regione molti Parchi che sono voluti dalla gente, alcuni dei quali, penso ad esempio a quelli più vicini alla zona dove abito come il Monte Barro e quello di Montevecchia, fortemente voluti dalle comunità e dalle amministrazioni locali.
I Parchi, in particolare in zone sottoposte a forte pressione urbanistica, sono serviti i questi anni a limitare il consumo di suolo. Non è di poca importanza il fatto che alcune amministrazioni comunali, in particolare di piccole dimensioni, come lo sono la maggior parte dei Comuni italiani, sono stati capaci di dire alcuni “no” a richieste di urbanizzazione proprio riferendosi a divieti imposti dai Piani Territoriali dei Parchi. L’avere avuto in questi anni un Ente sovracomunale che imponesse un limite al forsennato consumo di suolo, per lo meno in determinate aree geografiche, è stato sicuramente un’opportunità e non un vincolo per i Comuni. Anche dove questo è stato un vincolo, spesso poi si è rilevato un valido elemento di valorizzazione territoriale sostenuto dalle comunità locali. A mio avviso, la revisione di una legge deve partire dall’attenta lettura delle eccellenze che la vecchia 86/83 ha saputo produrre ed andare a capire nella realtà cosa invece non ha funzionato nell’istituzione di alcuni parchi, di quelli arrivati in grande ritardo e mancanti di aree geografiche, come quello delle Grigne, o non istituiti come quello del San Genesio o Bernina-Disgrazia, solo per citarne alcuni. Andiamo a capire nella realtà cosa poi non funziona in qualche parco che seppur istituito non è stato capace, in oltre un quarto di secolo, di produrre eccellenze. Ma non nascondiamoci dietro un dito se la voglia di cambiamento deriva da una voglia di deregulation. La gente, nella stragrande maggioranza dei casi, non sta da quella parte. Spesso la diatriba sta nell’esigenza di soddisfare richieste urbanistiche contro quella di tutelare e valorizzare un ambiente naturale.
Io credo che la gente che vive nella nostra regione, oggi, “tifi” per la tutela e valorizzazione del territorio. Questo lo dimostra attraverso il sempre più crescente numero di attività d’impresa che si stanno sviluppando intorno ai Parchi: prodotti tipici, didattica, turismo sostenibile. Lo dimostra inoltre attraverso la partecipazione alle attività di volontariato. Penso, solo per citare due esempi. Alle Guardie Ecologiche Volontarie del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, alle tantissime associazioni che animano il Parco del Monte Barro e che stanno a testimoniare una vitalità di quei territori, una voglia di tutela, ma anche di fruizione di ambienti dove è piacevole trascorrere giornate a volte di relax, altre di lavoro.
Restando in Provincia di Lecco, dove abito, se andiamo ad analizzare cosa ha portato la presenza dei Parchi di Montevecchia e del Barro, ma anche dell’Adda, oggi della Grigna ed i Plis che sono stati istituiti in anni diversi, vediamo innanzitutto una volontà politica delle varie amministrazuioni che si sono succedute negli anni. Possiamo inoltre riscontrare un alto gradimento popolare e lo sviluppo di diverse attività di impresa che oggi possono fregiarsi, nella commercializzazione dei propri prodotti, del marchio del parco. Quei territori oggi non li chiamiamo nemmeno più con il nome del Comune, ma con quello del Parco. Il Parco è stato capace di caratterizzare un territorio. Se invece andiamo ad analizzare, ad esempio, il mai istituito Parco del San Genesio, vediamo forti e crescenti pressioni urbanistiche, numerosi problemi ambientali, come discariche, scarichi abusivi, ma soprattutto vediamo una disaffezione della gente verso dei luoghi, un non senso di appartenza.
Credo che uno dei tanti elementi di eccellenza dei Parchi sia proprio quello del sapere ingenerare un senso di appartenenza ad un territorio. Come Legambiente, grazie soprattutto alla Convenzione siglata con
la Regione Lombardia per lo sviluppo del volontariato nei Parchi, siamo riusciti a portare in 12 anni, nei nostri
Parchi, oltre 400 campi di volontariato, 6.000 volontari, abbiamo “offerto” ai nostri Parchi 350.000 ore di lavoro, ma soprattutto abbiamo creato attenzione e stimolato la partecipazione nella cura del territorio. Se i nostri ragazzi provenienti da tutto il mondo, al termine delle due settimane se ne vanno, sul territorio poi restano i lavori, le opere, ma soprattutto la voglia di partecipare e la giusta richiesta di tutela che ha fatto sì che importanti aree naturali della nostra regione non fossero aggredite.
E’ a questa voglia di partecipazione, che non dimentichiamo si può concretizzare in tantissimi modi, dalla cura alla fruizione, dalla vigilanza alla ricerca, che dobbiamo anche pensare nel “ripensare” ad una nuova legge sui parchi. Il mondo del volontariato ha scritto bellissime pagine della sussidiarietà e la legge 86/83 ha offerto non poche opportunità di partecipazione proprio perché ha saputo offrire ai territori i luoghi per la pratica. Il volontariato spesso è arrivato dove l’istituzione non poteva e questo ha contribuito, insieme alle Amministrazione, alla costruzione delle tante eccellenze lombarde che si chiamano Parchi Regionali, Riserve, Naturali, Foreste Regionali, Plis .
Intervento di G. Tentori (Responsabile dei campi di volontariato di Legambiente Lombardia)
agli stati generali delle aree protette insubriche
a cura di Pierfranco Mastalli

Commenti

Aggiungi un commento