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Pulizia e manutenzione sentieri

L’Associazione Monte di Brianza partecipa alla giornata di pulizia dei sentieri promossa dal CAI di Calco per domenica 19 aprile 2015. Il ritrovo sarà presso la nostra sede (Via Indipendenza 17, Calco) alle ore 7,30. Nel ribadire l’importanza vitale di questa attività per la rete senti eristica del Monte di Brianza, invitiamo tutti a collaborare all’iniziativa.

Inceneritori e teleriscaldamento: un futuro di cenere?


Intorno al Monte di Brianza non abbiamo solo splendide montagne, laghi e fiumi: fanno parte dell'ambiente che ci circonda anche le alte torri dei forni inceneritori.

La loro presenza ci ricorda che la maggior parte delle cose che consumiamo in qualche modo ritornerà nell'aria e nella terra. Certo, perchè l'aria sarà modificata dai fumi dei pennacchi di Valmadrera e Calusco, e le ceneri vanno poste da qualche parte.
Niente sparisce, semplicemente si nasconde ai nostri occhi.

La raccolta differenziata in questi anni l’ abbiamo fatta apposta per ridurre la quantità di rifiuti che viene bruciata ed aumentare invece la quantità di rifiuti che ritornano ad essere risorse.

E, fin qui, tutto bene.

Ma ora si sta pensando (anzi si sta già facendo!), non di ridurre le tonnellate di rifiuti da bruciare, ma di aumentarle.
In particolare si vuole portare al massimo carico l’inceneritore di Valmadrera (ma non solo) e bruciare come non si è mai fatto prima. Il motivo per cui si vuole aumentare l'incenerimento è la costruzione di un sistema di teleriscaldamento che serva alcuni edifici pubblici e privati tra Civate e Lecco. Siamo quindi ad un bivio.

Dobbiamo scegliere se bruciare i rifiuti per fare acqua calda è una cosa che ci sembra adatta al nostro futuro.

E poi quali rifiuti bruciare?

Perchè facendo la differenziata li abbiamo diminuiti e non ci sono per soddisfare quello che chiede il teleriscaldamento dell'inceneritore. E così si sposteranno rifiuti (su gomma, su strada) da altrove al nostro territorio.

Oppure prendiamo l'altra strada al bivio:

quella che i rifiuti li vuole ridurre a zero,

quella che "l'acqua si può scaldare in altri modi".

Quella strada in cui ognuno si impegna a ridurre i propri rifiuti, a cominciare dalla politica;

già perchè buone normative portano grande riduzione dei rifiuti, come è stato per i sacchetti di plastica:

sembravano indispensabili, nemmeno ce li ricordiamo più!

Insomma, una scelta sbagliata potrebbe avere pesantissime ripercussioni, non solo per il nostro territorio ma addirittura su scala nazionale. E non solo per quanto riguarda la salute.

Di conseguenza la necessità di avere “materia prima” non farà altro che disincentivare quelle regioni che ancora non praticano la differenziata e che in questo modo si potrebbero chiamare fuori dalla responsabilità di mettere in campo comportamenti virtuosi. Senza contare che la gestione ed il trattamento dei rifiuti indifferenziati, dopo cemento e movimento terra, risulta essere uno di quei campi ad alta probabilità di infiltrazioni della malavita organizzata.

Vogliamo dunque ammettere e dichiarare spudoratamente a molti italiani che possono continuare a gettare la carta insieme a plastica e umido solo perché noi ne abbiamo bisogno come l’aria? Aria che ovviamente non sarà più come prima.

Allora è possibile fare buone normative sugli imballagi (ed oltre) senza legare un territorio a fumi, ceneri e traffico di importazione di rifiuti, solo per fare la scelta più comoda e facile.

Come Associazione appoggiamo la raccolta firme del Comitato Rete Rifiuti Zero contro la richiesta di Italcementi di avere la possibilità di triplicare la quantità di rifiuti da poter bruciare nell’inceneritore di Calusco d’Adda ed abbiamo aderito al Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero,

che ha scritto questa lettera per i sindaci ed i cittadini:

https://rifiutizerolecco.files.wordpress.com/2015/02/clrz-lettera-aperta-ai-sindaci-2015-02-26.pdf

I nostri comuni devono decidere, parliamone con chi conosciamo:

il problema è serissimo, siamo ad un bivio, tra un futuro senza rifiuti o un futuro di (...o in...) cenere!

Parco di Montevecchia: caccia in arrivo?

 

Alla fine ce l’hanno fatta!

 Valle del Curone e Montevecchia: pronti i cacciatori.

 Montevecchia: tornano le doppiette.

 Questi infatti i titoli riportati da alcuni giornali locali a proposito della possibilità che si torni a sparare nel Parco.

Intanto si dovrebbe riflettere sul perché una categoria di persone dedite ad un discutibile passatempo, decisamente in minoranza perché in via di estinzione riesca a strappare, segnando una sorta di legge del contrappasso, sempre più terreni, spazi e concessioni.

Questo è l’ennesimo regalo prodotto da una ormai nota legge regionale che costringe i parchi alla loro ri-perimetrazione tra le zone "a NATURALE" con divieto di caccia e quelle "REGIONALE" dove quest’ultima viene concessa.
Benchè il Parco Regionale di Montevecchia e della valle del Curone abbia mantenuto tutta la sua superficie “hunting free” ben oltre le scadenze previste dalla legge, la Regione è intervenuta d’ufficio per ribadire con forza come stanno le cose.

Tuttavia c’è un "ma".

 Infatti, la Provincia di Lecco, nel riportare la notizia utilizza il condizionale perché la decisione ultima spetterebbe alla Provincia e stando alle parole del dirigente provinciale all’ecologia-caccia e pesca sentito sulla questione “si tratta comunque più di una scelta politica che tecnica”.

E’ a questo punto che chiediamo a gran voce alla Giunta Provinciale di segnare una linea di confine e di cambiamento con i loro predecessori i quali, da novelli Ponzio Pilato, hanno preferito “ lavarsi le mani” a proposito dell’approvazione del nuovo Piano Paunistico Venatorio decidendo di non decidere.

Se è dunque una decisione politica in questo caso è necessario riaffermare con forza l’attenzione all’ambiente, al territorio e alla sicurezza soprattutto dopo i recenti incidenti accaduti anche nella nostra provincia perché tutto ciò significa anche persone armate nelle vicinanze delle abitazioni per molti mesi, diffusione di sostanze nocive per l’ambiente quali il piombo ed introduzione di specie aliene. Circostanze che mal si sposano con l’idea di Parco.

Chiediamo che, se c’è stata una decisione all’origine, immaginiamo anch’essa di natura politica, di far diventare Parchi alcune porzioni del nostro territorio riconoscendone valore e bellezza, ci si comporti di conseguenza evitando di dare adito all’ennesimo caso di ambiguità e di incoerenza tutta italica alimentando il paradosso: è tutto vietato, è tutto concesso.

Chiediamo dunque alla Giunta Provinciale di esser coerente con i principi di tutela e di salvaguardia dell’ambiente nonché di attenzione verso la salute e l’incolumità delle persone.

Il tutto alla luce della considerazione che l’ambiente naturale ha subito ormai pesanti trasformazioni le quali, non consentono di ospitare in modo equilibrato specie selvatiche e di conseguenza... ...nemmeno i loro predatori umani...

Associazione Monte di Brianza

Nuovo reperto storico sul Monte di Brianza

Riportiamo l'articolo di Matteo Fratangeli.

http://www.casateonline.it/articolo.php?idd=88747&origine=1&t=Colle+-+Olgiate%3A+rinvenuto+tra+i+boschi+del+Plis+un+masso+cappellato%2C+reperto+storico

La scoperta risale a fine 2013, ma soltanto il 27 ottobre dello scorso anno, dopo aver fatto eseguire dei rilievi scientifici, l'Associazione Monte di Brianza ha inoltrato segnalazione di ritrovamento di reperto archeologico presso la Soprintendenza per i beni Archeologici della Regione Lombardia.
Oggi l'associazione - che fa parte della Consulta del PLIS, organismo operativo e organizzativo del neonato parco insieme al Comitato di Coordinamento dei Sindaci - ha finalmente scelto di rendere noto il rinvenimento di un masso coppellato tra i boschi di Olgiate Molgora e Colle Brianza, nei pressi del sentiero che da Mondonico sale a Campsirago.
Il manufatto, riconducibile dal punto di vista cronologico con ogni probabilità all'Età del Ferro (dal IX al III secolo a.C.), consiste in una roccia di arenaria che emerge ad un'altezza dal suolo di circa 1 metro e mezzo per una lunghezza di 4,5 metri e una larghezza di 1,3. Su di essa in tempi antichissimi furono praticate delle incisioni rupestri: 31 incavi emisferici con fondo levigato (coppelle) di diametro variabile tra i 20 e i 2 centimetri e uniti tra di loro e con l'esterno della superficie da canaletti.
Incisi per percussione con uno strumento metallico e levigati con delle pietre, la funzione dei massi coppellati è ancora in dibattuta tra gli studiosi: probabilmente furono legati a culti ancestrali della natura, forse utilizzati per raccogliere l'acqua piovana per fecondare la terra o forse usati come altari sacrificali per far scorrere il sangue delle vittime; ma non si esclude che potessero anche essere segni di confine, riempiti di grassi e oli per accendere piccoli fuochi, o osservatori in cui ricalcare la volta celeste.Il mistero avvolge anche il ritrovamento del Monte di Brianza, complice l'impossibilità, almeno fino all'intervento della Soprintendenza, di collegarlo ad un contesto archeologico. Per ora si sa soltanto che simili scoperte non sono nuove sul San Genesio: negli anni '90 e nel 2009 due massi coppellati furono infatti rinvenuti nella zona di Villa Vergano a Galbiate. In comune con il masso recentemente riportato alla luce hanno la posizione preminente su una vasta area, anche se quest'ultimo ha la particolarità di essere al centro di una struttura circolare formata da altre varie rocce.

"In attesa dei rilievi della Soprintendenza abbiamo fatto esaminare il masso da un esperto del settore che ci ha confermato si tratti di un reperto di valore archeologico" hanno spiegato i referenti dell'Associazione Monte di Brianza. "Inizialmente la roccia era nascosta dalla vegetazione e ricoperta di muschio e foglie, per cui abbiamo provveduto alla sua pulizia, dopodiché lo studioso ha realizzato un rilievo grafico manuale bidimensionale su un foglio trasparente di polietilene, rilievi metrici e fotografici".

"In primavera sarà compito della Soprintendenza effettuare un sopralluogo più mirato - hanno continuato i volontari - noi siamo ovviamente felici per la scoperta che offre al territorio un ulteriore tesoro da tutelare, aggiungendo peculiarità all'area e valorizzandolo anche agli occhi delle istituzioni".
Toccherà ora anche alle amministrazioni comunali coinvolte nel Plis del Monte di Brianza dare lustro al territorio e alla nuova scoperta.


Altri articoli sono presenti ai link:

http://www.lecconotizie.com/attualita/un-nuovo-reperto-archeologico-scoperto-sul-monte-barro-223820/

http://www.resegoneonline.it/articoli/Reperto-archeologico-rinvenuto-nella-Brianza-lecchese-20150228/

http://lecconews.lc/news/nuovo-tesoro-archeologico-ritrovate-coppelle-e-incisioni-sul-monte-di-brianza-99763/#.VPH9qHyG-iE

http://calco.netweek.it/notizie/cronaca/calco-l-associazione-monte-di-brianza-ritrova-un-reperto-archeologico-3719030.html

Trial nei boschi dell'Oggionese

La manifestazione di moto da trial che si terrà in alcuni comuni dell’Oggionese ripropone ancora una volta la questione irrisolta del rapporto tra i motori ed i boschi.
Siamo sicuramente contenti di vedere boschi ed aree naturali ripristinate e riconsegnate all’accesso da parte del pubblico. Questo perché ci ricordiamo che i boschi della Brianza sono da tempo immemore legati al coltivo e crescevano regolati dalla mano esperta dei paisàn, e necessitano quindi di cure e non di abbandono.
Permettere però l’ingresso a mezzi motorizzati non dovrebbe essere riservato a situazioni di emergenza (salvare vite, impedire frane o incendi) o necessità legate al lavoro della terra?
Il puro diletto non può essere messo sullo stesso piano.
Leggiamo dichiarazioni  quali 
“Ha saputo entrare in punta di piedi in zone di interesse naturalistico”, 
“La manifestazione ha sempre dimostrato grande attenzione verso l’ambiente in cui è inserita armoniosamente”.
Sembra si stia parlando di qualcosa che si inserisca in modo sostenibile in ambito naturale.
Ma stiamo parlando di una gara di Trial, cioè di motociclette!

     


Queste dichiarazioni, pronunciate alla presentazione della manifestazione motoristica “Due Giorni della Brianza” con molti amministratori presenti, confermano che, a parte una cava ripristinata, per il suo svolgimento vi è una fruizione dell’ambiente naturale. Dichiarazioni pronunciate alla presenza di un manifesto che, nella sua disarmante evidenza sconfessa, rendendo poco credibili le dichiarazioni date. La nostra preoccupazione aumenta se i luoghi interessati dalla manifestazione sono torrente, bosco freddo, torrente basso, castagneto, guado. Ci sembra di essere di fronte ad un paradosso: “interesse naturalistico” “punta di piedi” insieme a “motociclette”. Nulla in contrario al trial e ai suoi appassionati, ammesso che lo pratichino nei luoghi adatti o consentiti. Piuttosto siamo critici e costernati nel apprendere lo strano o confuso concetto di valorizzazione e fruizione del territorio che hanno ancora molti amministratori. O forse l’Oggionese è la prima vittima illustre della famosa legge “ ammazza boschi”.
Rimaniamo fedeli al motto  “non tutto può essere fatto dappertutto”;  la promozione di un territorio non deve e non può essere fatta “costi quel che costi”.  Non si tratta, ancora una volta di vietare, ma trovare ambiti adatti o percorsi alternativi: solo così è possibile dare credibilità e valore ai concetti espressi di “interesse naturalistico” e di “inserimento armonioso nell’ambiente”.

Associazione Monte di Brianza

NB: Quello nelle foto non è una pista da trial, ma un torrente.

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