Cavi d'acciaio contro i motociclisti

Condanniamo fermamente l'atto criminale, ma le moto lungo i sentieri non devono transitare

E’ notizia di questi giorni un incidente capitato ad un ciclista lungo un sentiero in zona Consonno, un impatto con un cavo d’acciaio teso tra due alberi che per fortuna non ha avuto conseguenze gravi ma che avrebbe potuto anche uccidere. Non sappiamo con certezza perché quel cavo fosse lì, teso a sbarrare il sentiero. Secondo chi sta conducendo le indagini, il gesto è stato dettato da una precisa volontà di colpire chi transita con motocross o mountain bike. In particolar modo le moto, mal viste dai proprietari dei boschi, da chi conduce attività agricole in zona, da chi pratica l’attività venatoria, e da chi, come noi, ha a cuore e si occupa in generale del territorio del Monte di Brianza. Ma noi vogliamo subito chiarire che, nonostante le nostre campagne e le nostre opinioni contro i mezzi motorizzati nei boschi per finalità ludiche, chi ha compiuto quel sciagurato gesto non ha nulla da spartire con noi e con chi ha a cuore l’ambiente ed il territorio. Vista anche una certa stampa e certi commenti in rete che hanno subito additato gli “ambientalisti” come colpevoli dell’accaduto. Tant’è che si è colpito, per fortuna in modo non grave, non un motociclista ma un avventore in mountain bike. Anche se lo scopo di tale gesto fosse quello di dissuadere i motocrossisti, condanniamo fermamente chi tenta di porre rimedio con questi assurdi metodi ad una situazione che, bisogna però dirlo, sta purtroppo degenerando. Se è sacrosanto e ovvio condannare questo gesto sconsiderato, riteniamo però necessario ribadire come sia comunque fuorilegge l’attività di motocross e trial praticata lungo i sentieri montani e collinari, nonostante una crescente escalation di presenze motorizzate sul San Genesio ed un preoccupante aumento di permessi accordati a tali pratiche dalle amministrazioni comunali. Ora l’indignazione generale è unicamente rivolta verso il vile gesto compiuto a Consonno, mettendo in secondo piano quello che è il vero nocciolo della questione. Infatti, dopo la gara di Trial nell’oggionese, ultima di una serie di permessi accordati a manifestazioni e gare di mezzi motorizzati sui sentieri del Monte di Brianza negli ultimi anni (ricordiamo per esempio Ello e Airuno), la motorizzazione per finalità ludiche della nostra montagna continua imperterrita con l’incontrollato (e aggiungerei MAI sanzionato) traffico domenicale delle motocross nei boschi del San Genesio e dintorni. Molto facile - direi addirittura consueto - trovarsi di fronte motocrossisti scatenati nelle tranquille (che poi tanto tranquille non possono più considerarsi…) escursioni domenicali lungo i nostri sentieri. Purtroppo la tendenza e la visione comune a livello generale è sempre più benevola e accondiscendente verso queste pratiche; ricordiamo la recente presa di posizione della Regione nei confronti delle gare organizzate di enduro e trial, che offre possibilità alle amministrazioni di permetterle derogando al divieto, con la ovvia e sacrosanta levata di scudi da parte, oltre che della nostra associazione, anche di sodalizi ben più importanti come CAI e Mountain Wilderness. Professionisti, imprenditori privati ma anche – e soprattutto - Comuni ed Amministrazioni vedono nei mezzi a motore un richiamo interessante, e le attività ad essi legate sono sempre più facilmente autorizzate e pubblicizzate.  A parte il problema sicurezza per gli escursionisti, oltre agli innegabili danni oggettivi e strutturali arrecati ai sentieri, ed il grave disturbo provocato dal rumore alla fauna locale, rimane forte un interrogativo etico che dovrebbe coinvolgere ogni persona legata anche professionalmente alla montagna: ha senso svendere un territorio ricco di natura, storia e cultura come un “non luogo” finalizzato alla prestazione di un mezzo meccanico? È questo l’approccio consumistico alla montagna che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni? La nostra Associazione è sempre stata chiara e schietta su questi temi, a costo dell’antipatia che per questo ci stiamo guadagnando presso certi ambienti politici del territorio. Ma noi non parliamo e non lavoriamo per guadagnare o meno queste simpatie, delle quali ben poco ci importa, ne’ con il nostro costante impegno intendiamo guadagnare qualcosa di più materiale. Molti ci chiedono il perché del nostro “accanirci” (sic!) contro il motocross, trial, e simili. Utile ribadire il fatto che, al momento, sussistono ancora leggi che vietano queste pratiche, e che vorremmo fossero fatte rispettare da quelle stesse amministrazioni prontissime invece ad accordare permessi e promuovere queste gare all’interno dei boschi. La nostra presa di posizione, che qualche simpatico politico locale definirebbe da “ambientalisti talebani”, non è CONTRO qualcosa o qualcuno (motocrossisti o quant’altro), ma PER qualcosa, un “qualcosa” che noi riteniamo importante e vitale: il nostro territorio, il nostro ambiente, la nostra Terra. Che vengono INNEGABILMENTE danneggiati e deteriorati da queste pratiche LUDICHE, quindi NON FONDAMENTALI. Auspichiamo che il folle gesto di qualche sconsiderato non sia ora la miccia per  l’ennesimo attacco nei nostri confronti e nei confronti di tutti coloro che hanno a cuore il territorio e che con ciò vorrebbero porre un freno alla motorizzazione dei sentieri. Noi non abbiamo interessi economici, sia ben chiaro, quello che ci sta a cuore è solo il bene del nostro Monte e dell’ambiente ad esso correlato, affinche’ anche i nostri figli ed i nostri nipoti possano goderne le sue innegabili bellezze. Come dice un celebre proverbio dei nativi americani:  “La terra non l’abbiamo ricevuta in eredità dai nostri Padri, ma in prestito dai nostri figli”. 

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