Inceneritori e teleriscaldamento: un futuro di cenere?


Intorno al Monte di Brianza non abbiamo solo splendide montagne, laghi e fiumi: fanno parte dell'ambiente che ci circonda anche le alte torri dei forni inceneritori.

La loro presenza ci ricorda che la maggior parte delle cose che consumiamo in qualche modo ritornerà nell'aria e nella terra. Certo, perchè l'aria sarà modificata dai fumi dei pennacchi di Valmadrera e Calusco, e le ceneri vanno poste da qualche parte.
Niente sparisce, semplicemente si nasconde ai nostri occhi.

La raccolta differenziata in questi anni l’ abbiamo fatta apposta per ridurre la quantità di rifiuti che viene bruciata ed aumentare invece la quantità di rifiuti che ritornano ad essere risorse.

E, fin qui, tutto bene.

Ma ora si sta pensando (anzi si sta già facendo!), non di ridurre le tonnellate di rifiuti da bruciare, ma di aumentarle.
In particolare si vuole portare al massimo carico l’inceneritore di Valmadrera (ma non solo) e bruciare come non si è mai fatto prima. Il motivo per cui si vuole aumentare l'incenerimento è la costruzione di un sistema di teleriscaldamento che serva alcuni edifici pubblici e privati tra Civate e Lecco. Siamo quindi ad un bivio.

Dobbiamo scegliere se bruciare i rifiuti per fare acqua calda è una cosa che ci sembra adatta al nostro futuro.

E poi quali rifiuti bruciare?

Perchè facendo la differenziata li abbiamo diminuiti e non ci sono per soddisfare quello che chiede il teleriscaldamento dell'inceneritore. E così si sposteranno rifiuti (su gomma, su strada) da altrove al nostro territorio.

Oppure prendiamo l'altra strada al bivio:

quella che i rifiuti li vuole ridurre a zero,

quella che "l'acqua si può scaldare in altri modi".

Quella strada in cui ognuno si impegna a ridurre i propri rifiuti, a cominciare dalla politica;

già perchè buone normative portano grande riduzione dei rifiuti, come è stato per i sacchetti di plastica:

sembravano indispensabili, nemmeno ce li ricordiamo più!

Insomma, una scelta sbagliata potrebbe avere pesantissime ripercussioni, non solo per il nostro territorio ma addirittura su scala nazionale. E non solo per quanto riguarda la salute.

Di conseguenza la necessità di avere “materia prima” non farà altro che disincentivare quelle regioni che ancora non praticano la differenziata e che in questo modo si potrebbero chiamare fuori dalla responsabilità di mettere in campo comportamenti virtuosi. Senza contare che la gestione ed il trattamento dei rifiuti indifferenziati, dopo cemento e movimento terra, risulta essere uno di quei campi ad alta probabilità di infiltrazioni della malavita organizzata.

Vogliamo dunque ammettere e dichiarare spudoratamente a molti italiani che possono continuare a gettare la carta insieme a plastica e umido solo perché noi ne abbiamo bisogno come l’aria? Aria che ovviamente non sarà più come prima.

Allora è possibile fare buone normative sugli imballagi (ed oltre) senza legare un territorio a fumi, ceneri e traffico di importazione di rifiuti, solo per fare la scelta più comoda e facile.

Come Associazione appoggiamo la raccolta firme del Comitato Rete Rifiuti Zero contro la richiesta di Italcementi di avere la possibilità di triplicare la quantità di rifiuti da poter bruciare nell’inceneritore di Calusco d’Adda ed abbiamo aderito al Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero,

che ha scritto questa lettera per i sindaci ed i cittadini:

https://rifiutizerolecco.files.wordpress.com/2015/02/clrz-lettera-aperta-ai-sindaci-2015-02-26.pdf

I nostri comuni devono decidere, parliamone con chi conosciamo:

il problema è serissimo, siamo ad un bivio, tra un futuro senza rifiuti o un futuro di (...o in...) cenere!

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