Trial nei boschi dell'Oggionese

La manifestazione di moto da trial che si terrà in alcuni comuni dell’Oggionese ripropone ancora una volta la questione irrisolta del rapporto tra i motori ed i boschi.
Siamo sicuramente contenti di vedere boschi ed aree naturali ripristinate e riconsegnate all’accesso da parte del pubblico. Questo perché ci ricordiamo che i boschi della Brianza sono da tempo immemore legati al coltivo e crescevano regolati dalla mano esperta dei paisàn, e necessitano quindi di cure e non di abbandono.
Permettere però l’ingresso a mezzi motorizzati non dovrebbe essere riservato a situazioni di emergenza (salvare vite, impedire frane o incendi) o necessità legate al lavoro della terra?
Il puro diletto non può essere messo sullo stesso piano.
Leggiamo dichiarazioni  quali 
“Ha saputo entrare in punta di piedi in zone di interesse naturalistico”, 
“La manifestazione ha sempre dimostrato grande attenzione verso l’ambiente in cui è inserita armoniosamente”.
Sembra si stia parlando di qualcosa che si inserisca in modo sostenibile in ambito naturale.
Ma stiamo parlando di una gara di Trial, cioè di motociclette!

     


Queste dichiarazioni, pronunciate alla presentazione della manifestazione motoristica “Due Giorni della Brianza” con molti amministratori presenti, confermano che, a parte una cava ripristinata, per il suo svolgimento vi è una fruizione dell’ambiente naturale. Dichiarazioni pronunciate alla presenza di un manifesto che, nella sua disarmante evidenza sconfessa, rendendo poco credibili le dichiarazioni date. La nostra preoccupazione aumenta se i luoghi interessati dalla manifestazione sono torrente, bosco freddo, torrente basso, castagneto, guado. Ci sembra di essere di fronte ad un paradosso: “interesse naturalistico” “punta di piedi” insieme a “motociclette”. Nulla in contrario al trial e ai suoi appassionati, ammesso che lo pratichino nei luoghi adatti o consentiti. Piuttosto siamo critici e costernati nel apprendere lo strano o confuso concetto di valorizzazione e fruizione del territorio che hanno ancora molti amministratori. O forse l’Oggionese è la prima vittima illustre della famosa legge “ ammazza boschi”.
Rimaniamo fedeli al motto  “non tutto può essere fatto dappertutto”;  la promozione di un territorio non deve e non può essere fatta “costi quel che costi”.  Non si tratta, ancora una volta di vietare, ma trovare ambiti adatti o percorsi alternativi: solo così è possibile dare credibilità e valore ai concetti espressi di “interesse naturalistico” e di “inserimento armonioso nell’ambiente”.

Associazione Monte di Brianza

NB: Quello nelle foto non è una pista da trial, ma un torrente.

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