Fauna selvatica. Ovvero : istruzioni per l’uso o meglio, cosa fare ma soprattutto cosa NON fare!

Giugno, la stagione riproduttiva è in pieno svolgimento.
 A Maggio sono giunti dall’Africa anche gli ultimi ritardatari e in questo momento stanno provvedendo a metter su famiglia. Ormai non manca proprio più nessuno, a parte i soliti... due leocorni!! Altri hanno già involato una nidiata ed il loro attuale canto ci dice che sono impegnati nella seconda covata.
Naturalmente anche altri animali sono molto indaffarati in questa stagione. Volpi con cuccioli al seguito, donnole, tassi e faine, ricci e ungulati. Se non li hanno ancora avuti , presto altri cuccioli e piccoli si aggiungeranno a loro

 

Riccio e cuccioli di volpe

 

 Naturalmente, vista la difficoltà di imbattersi in animali selvatici, la cosa risulterà molto più probabile con la classe degli uccelli. Infatti, molti di loro sono diventati sinantropici. Ovvero, si sono abituati a vivere condividendo gli stessi spazi frequentati dall’uomo. Nel corso della loro evoluzione devono aver imparato a trarne dei vantaggi da questa condizione senza tuttavia esserne dipendenti. La mancanza di predatori (cacciatori), siepi, buchi o strutture dove collocare il nido, scarti di cibo sempre abbondanti devono essere state le condizioni che hanno decretato questa scelta.

 L’ornitologia urbana offre una lunga lista di uccelli “inurbati”: merlo, verdone, passera , capinere cinciarella, cinciallegra, civetta, codirossi e molti altri ancora.
E dunque sarà proprio in questa stagione che potremmo imbatterci in piccoli caduti dal nido. A volte in modo accidentale, altre dopo goffi tentativi di volo, altre ancora, per un temporale o a seguito di una predazione.

In questo caso non dovremo commettere l’errore di pensare da umani e cioè: sono abbandonati.

 Il più delle volte i piccoli caduti dal nido sono alimentati dai genitori anche quando questi si trovano nelle immediate vicinanze e si tengono in contatto attraverso versi o richiami.