Giochi di guerra

Proponiamo il contributo di un frequentatore del Monte di Brianza. Buona Lettura.

Sabato 16 Novembre

Colle Brianza, località Pessina. La lapide sul casolare riporta pressappoco queste parole:

-In questo luogo nell’Ottobre 1943 furono trucidati dai nazisti due partigiani .Il Parroco di Nava fu qui arrestato e deportato in Germania-.

Sono passati giusto settant’anni. Questo è un luogo significativo per la lotta partigiana in Brianza, per la nostra storia. Un luogo caro,in cui fare memoria di “ciò che è stato”.
Sulla lapide una corona d’alloro ricorda l’ultima celebrazione,il 4 Novembre. L’Amministrazione Comunale e le scuole celebrano qui la ricorrenza del 25 Aprile. Su di un pennone sventola il tricolore ma più in là, a pochi metri,vedo appeso un drappo con strani simboli….Che significa?

In un istante tutto si chiarisce: compaiono alcuni uomini (e donne) in assetto da guerra,armati di tutto punto. Immediatamente segnalano la mia presenza ai loro compagni sparsi nei boschi.

“Civile!” sento urlare .(Se il passante è chiamato “civile” loro,al contrario, sono in-civili?)

Sono sconcertato. La prima parola che mi viene in mente è: Profanazione ed anche Ignoranza, cioè non –conoscenza. Ma come possono giocare alla guerra in un luogo come questo?E chi li ha autorizzati? Penso si sia varcato il limite della decenza.
Ultimamente non è raro incontrare individui così combinati nei boschi di Colle Brianza.Lo chiamano Soft-Air,attività ricreativa all’aria aperta e gioco di guerra che, tra l’altro, lascia sul terreno minuscole sfere molto vistose. Imbattersi in queste persone col mitra spianato non fa un bell’effetto,soprattutto ai bambini. E’ un po’ diverso dall’incontro con un cercatore di funghi oppure con una mountain bike.

Si obietterà: "I cacciatori hanno armi vere ed a volte capitano incidenti mortali".

Pur non amando la caccia riconosco che essa ha un legame con la cultura e la storia del nostro territorio .La caccia presuppone la conoscenza ed il rispetto delle leggi della natura Inoltre i cacciatori rivolgono l’arma verso la (povera) selvaggina.
Non così il Soft Air che proviene dalla cultura guerrafondaia di stampo anglosassone.
Il problema non consiste nell’ “andate a giocare più in là”,per esempio in un poligono militare,ma dal tipo di cultura che sta dietro e che viene veicolata con la sua pratica. Cultura non certo pacifica e costruttiva. La cronaca di tutti i giorni ci presenta gli effetti di questa cultura delle armi.

Ora comprendo le proteste sollevate da più parti, per esempio dal Comitato del S. Genesio,  a riguardo di questo fenomeno. Sottoscrivo pienamente queste istanze,augurandomi che altre persone facciano lo stesso ed ai cultori di questo sport mi permetto di consigliare l’Orienteering.

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