Leccoprovincia.it: FIGINA: UN TUFFO NELLA STORIA

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Verdi pascoli circondati da selve, forse colture pregiate quali la vite e l’olivo; un insediamento collinare a controllo della rete stradale locale e che si affacciava sul vasto lago Eupili,
che Plinio il Vecchio cita nella sua Storia Naturale e che in passato doveva inglobare gli odierni laghi di Annone, Pusiano e Alserio. Questa doveva essere Figina quasi 2000 anni fa; e non sembra che il tempo abbia mutato più di tanto questo piccolo angolo di paradiso che oggi sembra arroccarsi, in difesa di se stesso, dalla trafficata e sempre più urbanizzata Brianza.
La storia di Figina è infatti millenaria: la necropoli scoperta nel secolo scorso testimonia una zona ad intensa romanizzazione, oltre che una continuità d’uso dell’area cimiteriale che va dal I al IV secolo d.C. L’insediamento, quasi certamente frequentato anche durante l’alto medioevo, appare per la prima volta citato in un atto del 16 agosto 1107 nel quale la nobile Contissa, vedova del milanese Azzone Grassi, cede all’importantissima e antica abbazia di San Pietro di Cluny l’intero territorio di Figina con le annesse cascine.
Se tra XI e XII secolo sorsero in Italia un’ottantina di siti cluniacensi (dieci dei quali nella nostra regione, tra cui il monastero di San Gottardo e Colombano ad Arlate), il priorato di San Nicolao a Figina dovette godere di particolare prestigio, tanto che sul finire del XIV e sin quasi alla fine del XV secolo, rimase in efficienza, e durante la signoria di Filippo Maria Visconti il priore ottenne l’esenzione da qualsiasi contribuzione. Il monastero decadde solamente verso la fine del XV secolo e venne unito alla commenda di quello milanese di San Dionigi, che fu soppressa solamente con l’avvento della repubblica cisalpina in età napoleonica.
Insomma, tante le tracce di uomini e donne attraverso i secoli che i partecipanti all’escursione organizzata domenica scorsa dall’Associazione Monte di Brianza hanno potuto ripercorrere tra le frazioni di Figina e di Polgina nel territorio di Galbiate.

Nonostante le incerte condizioni atmosferiche, che avevano già costretto gli organizzatori a rimandare di una settimana l’evento, l’iniziativa ha registrato un buon successo: “Impegnarsi perché un territorio diventi un parco – spiegano i membri dell’Associazione - non vuole dire tutelare solo specie  animali o botaniche endemiche o rare per quel luogo. Può voler dire piuttosto occuparsi del contenitore in generale affinché si preservino, tutelino e valorizzino tutti i suoi contenuti. E naturalmente oltre a quelli evidenti a tutti, anche quelli di carattere storico, culturale ed antropologico. Ecco perché la storia, in questo caso a Figina, è stata al centro dell’ultima iniziativa della nostra associazione. Non una lezione in un’aula chiusa ma una sorta di “Lectio magistralis” all’aperto nei luoghi dove è ancora oggi possibile respirare devozione e quiete in sintonia con l’ambiente circostante. Una passeggiata per stare al centro della storia.” Gli escursionisti, accompagnati da una minuziosa esposizione da parte di Stefano Brambilla, socio dell’Associazione ed appassionato di storia locale, hanno così potuto conoscere alcuni interessanti fatti storici riguardanti il Monte di Brianza e visitare l’antico monastero di San Nicola (oggi chiesa di San Sigismondo e tappa dell’itinerario cluniacense lombardo), seppur radicalmente rimaneggiata nel XVI secolo.
Alla fine del percorso ai partecipanti sono state anche offerte alcune specialità locali a “chilometro zero” da parte dell’agriturismo Biffi di Polgina, appartenente al Consorzio Terre Alte, come un’ideale unione tra cultura, tutela e valorizzazione (anche “alimentare”) di un territorio, quello del Monte di Brianza, che ha ancora molto da offrire: “Un territorio – tengono a precisare dall’Associazione – ha infatti anche la necessità di essere proiettato nel futuro, di capire e cogliere quali opportunità possa dare a coloro che questi luoghi li abitano e ci vivono. Non a caso l’iniziativa prevedeva, alla fine,  la degustazione di prodotti di una locale azienda agricola.  E questo non deve  essere visto solo come una sorta di “specchio per le allodole “ o una “furbata “ dal momento che in questo momento la gastronomia è molto di moda, ma un’uscita per cogliere il passato, il presente ma soprattutto il futuro di un territorio… perché possa continuare a vivere”
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