Consonno: un altro possibile futuro

 

Siamo piacevolmente venuti a conoscenza di un interessante progetto sul futuro di Consonno.
Lo hanno sviluppato tre giovani architetti come tesi di laurea presso il Politecnico di Milano: Fabio Marino, Sandro Riscino e Davide Traina.

Il lavoro è intitolato ”Rovine contemporanee. Esperimento progettuale nel borgo di Consonno” e ci presenta un possibile futuro in cui si potrebbe camminare nella grande piazza di fronte al minareto riconoscendo i muri perimetrali delle vecchie cascine abbattute dal conte Bagno.

 

Questo tipo di approccio permette di attraversare fisicamente tutte le trasformazioni che il paese ha vissuto negli ultimi cinquant'anni.

 Il progetto nasce da un accurato studio degli aspetti culturali, sociali ed ambientali che si sono sviluppati autonomamente negli anni del declino della Città dei Balocchi.
Gli architetti sono attenti a potenziarne gli aspetti virtuosi senza però alterarne i delicati equilibri.
“Consonno è già galleria d'arte, è già attrattiva, coinvolge già realtà associative” sembrano suggerirci.
Mentre siamo spesso abituati a vedere l'ambiente e la società considerati semplicemente come una cornice statica, questa proposta ribalta le usuali prospettive.

Proponiamo qui l'abstract della tesi (visibile per intero su http://www.archweb.it) che mette bene in evidenza l'interessante approccio utilizzato.

Buona lettura.

Le “rovine contemporanee” non sono un fenomeno segnatamente italiano, il concetto di Junkspace, come “residuo” della modernità che usa e getta il territorio così come qualsiasi altra risorsa a disposizione, è stato già ampiamente delineato da Koolhaas.

Tuttavia in Italia si manifesta in modo peculiare, intrecciandosi con il complesso contesto sociale, politico e culturale. Quelle delle opere pubbliche incompiute è, ad esempio, un fenomeno tipico del Bel Paese; e denota, come sostiene il gruppo di ricerca costituitosi nell'associazione “Incompiuto Siciliano”, nel profondo, il rapporto dello Stato con l'architettura dal secondo dopoguerra.
Le scelte politiche, sociali e culturali condotte dall'Italia nell'ultimo sessantennio sono state sostenute dall'indebitamento, dal consumo incontrollato del suolo e dalla compromissione del paesaggio; producendo ovunque vaste aree di abbandono: architetture o paesaggi obsoleti che risulta più economico abbandonare, a vantaggio di nuove occupazioni di suolo, piuttosto che riadattare alle mutate esigenze.
Oggi il vasto interesse che si riscontra in molteplici ambiti disciplinari denota la diffusa presa di coscienza sulla necessità di intervenire sul problema. Le soluzioni di riuso, tuttavia, restano al di fuori dei circuiti economici tradizionali e si attivano quasi sempre grazie ad iniziative pubbliche o di associazioni senza fini di lucro, per senso civico o per la volontà di migliorare la condizione urbana o proteggere determinati paesaggi. Per questo motivo le pratiche di riuso devono saper leggere il contesto ed integrarsi nei circuiti sociali che chiedono spazi per bisogni inesprimibili nella città contemporanea: il bisogno latente di fare comunità, il mondo della cultura, dell'arte informale e delle economie marginali. Con questi presupposti emerge la necessità di avvalersi di strumenti di programmazione culturale, come il “Cultural Planning”, capaci di leggere il territorio nella complessità del suo contesto (lat. Con-tèxtus: tessuto insieme, intrecciato) ed elaborare strategie di ampio raggio per mettere a sistema le potenzialità e le risorse a disposizione, definendo come strategico il ruolo della cultura nella rigenerazione dei paesaggi dell'abbandono.
E' di grande interesse, anche a fini operativi, la dimensione semantica sottesa al rudere moderno: la rovina qui chiamata “contemporanea” (a distinguerla dalla rovina classica: romana o greca, della tradizione “rovinista” romantica). Queste rovine
“surmoderne” non si caricano di significati escatologici, non innescano riflessioni sul Tempo né si circondano di un aura di sacralità, al contrario, suscitano quasi sempre indignazione ed il desiderio, a seconda dei casi, della demolizione o del riuso. Convivere con le rovine contemporanee, a differenza di quelle classiche, risulta intollerabile per chiunque abbia a cuore il proprio territorio, ma le risposte sul loro futuro devono giungere a seguito di attente analisi che superino la dicotomia tra abbattimento e ripristino completo, entrambe impraticabili nell'attuale sistema economico.
Il progetto proposto dal lavoro di tesi consiste nella valorizzazione e parziale riuso del contesto edilizio abbandonato di Consonno, una frazione del Comune di
Olginate. Consonno ha avuto tre vite: fin dalla sua nascita in epoca medievale è stato un piccolo villaggio a vocazione rurale, poi trasformato in “Città dei balocchi” da un improbabile nobile lombardo ed infine abbandonato a seguito al fallimento del progetto imprenditoriale. Oggi Consonno è in stato avanzato di degrado ma conserva un certo fascino dovuto alla stratificazione di storie ed eventi del suo recente passato, emblematici anche della storia italiana di quest'ultimo sessantennio. Il progetto propone, in collaborazione con diversi attori, la costituzione di un luogo per la cultura, l'arte e la memoria, tra le rovine di Consonno: un “Parco delle Rovine”,  luogo della “difesa” di oggetti capaci di far scaturire idee (lat. parcus: coprire, riparare, difendere e lat. ruina da ruere: precipitare, cadere, abbattere o (Flick) scr. rùta: “fare impeto”). Il programma architettonico prevede la costituzione, tramite il riuso delle strutture esistenti, di spazi esposivi, sale per seminari e conferenze, spazi studio oltre che di una struttura ricettiva di supporto e di un “Giardino della memoria”: un campo di grano seminato tra i resti dell'antico borgo.

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