Dolzago progetta il recupero della fontana di Cavonio

da Casateonline

La sua storia è millenaria e per certi aspetti ancora avvolta nel mistero e da oggi in poi potrà essere considerato "bene pubblico" a tutti gli effetti. Tale infatti ha deciso di dichiararlo il consiglio comunale di Dolzago che ha approvato un'apposita delibera. Stiamo parlando della fontana di Cavonio, vera e propria perla artistica e culturale per il territorio. L'amministrazione comunale dolzaghese ha infatti deciso di procedere al recupero del manufatto attraverso un progetto mirato che consentirà il rifacimento della copertura, al momento malmessa, e la pulizia, costituendo "un primo passo importante, a cui ne seguiranno altri" finalizzato alla valorizzazione del borgo storico di Cavonio. Una decisione approvata all'unanimità dal consiglio dolzaghese, nonostante la minoranza abbia suggerito ulteriori verifiche per stabilire l'eventuale proprietario del bene. Un aspetto che a quanto pare è ancora avvolto nel mistero: "Abbiamo già messo in campo un accurato lavoro di ricerca dell'effettivo proprietario dell'avello" spiega infatti il vicesindaco Paolo Lanfranchi "al momento tuttavia non è venuto alla luce. L'utilizzo del lavatoio tuttavia è continuato negli anni da parte della popolazione dolzaghese, e pensiamo che la riqualificazione possa sicuramente mettere tutti d'accordo, specie adesso che la zona viene visitata con sempre maggiore frequenza, anche grazie al recupero della viabilità storica effettuato dall'amministrazione comunale". Ma la presenza di un eventuale proprietario non è l'unico aspetto ancora avvolto da un velo di mistero. La stessa storia dei "massi avelli" dislocati in vari angoli della Brianza, presenta infatti ancora diversi punti oscuri. Ma la tesi più accreditata li vuole come antiche tracce degli albori della civiltà locale, sviluppatasi diversi millenni prima di Cristo in piena epoca neolitica sulle pendici del Monte di Brianza. Questi veri e propri reperti storici infatti nient'altro sarebbero che antiche tombe scavate nella roccia viva per inumare i defunti, nel tempo riconvertite in fontane e lavatoi. Quello dei massi avelli, come dicevamo, costituisce tuttavia ancora oggi un "mistero" archeologico irrisolto, a causa dell'estrema scarsità di fonti scritte e orali ritrovate nei secoli a riguardo di queste curiose tombe. Difficile attribuire una datazione a questi manufatti, costituiti da uno scavo di forma ovale all'interno di grandi massi erratici o in corrispondenza di pareti rocciose. La precisione delle forme secondo alcuni studiosi farebbe pensare a un manufatto di tradizione romana, mentre la distanza dalle principali vie di comunicazione e l'assenza di iscrizioni porterebbe invece a escludere una simile attribuzione. Altre datazioni farebbero risalire i massi avelli tra il I e il VI secolo d.C., anche se la mancanza di ritrovamenti di tombe intatte o di oggetti nelle vicinanze rende impossibile formulare teorie affidabili. Con ogni probabilità tali tombe ospitavano anticamente personaggi illustri della storia locale, inumati direttamente nella pietra per garantire al defunto un onore duraturo nei secoli. Nonostante queste intenzioni, con il tempo le tombe furono progressivamente profanate e saccheggiate, restituendo alla storia recente soltanto l'interno vuoto di questi massi. Persino dei coperchi attraverso i secoli se ne è persa la traccia, eccezion fatta per la copertura di un sarcofago attualmente impiegata a Sirone come vasca per il lavatoio posizionato lungo la via per Chiarè e Rettola. Numerosi gli attuali utilizzi dei massi avelli, conservati in diversi angoli della Brianza e adibiti ai più disparati usi, dalle vasche per fontane e lavatoi alle fioriere, dai battisteri a semplici elementi ornamentali. E uno di questi sarebbe proprio la fontana di Cavonio, che a quanto pare, si appresta a tornare a nuova vita.

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