Piogge e dissesto idrogeologico: con il maltempo il Monte di Brianza è in pericolo

Ha smesso di piovere. Bene. Per questa volta sembra che l’abbiamo scampata bella e siamo passati immuni dall’ondata di maltempo. Purtroppo altrove e a qualcun altro non è andata altrettanto bene. Infatti in questo periodo è impossibile non pensare a  Monterosso,  Aulla , Genova e alle devastazioni successe in quei luoghi. Naturalmente non possiamo che stringerci attorno a quelle persone e a quei posti esprimendo la massima solidarietà. Le cause sempre le stesse: Abbandono delle buone pratiche agricole e colturali legate alla conservazione di campagna e boschi, utilizzo sconsiderato e spregiudicato del territorio e cementificazione selvaggia. Purtroppo però, abituati come siamo a pensare che certe cose possano succedere sempre ad altri e altrove, tendiamo ad avere la memoria corta. Ai più, la vicinanza con un grande fiume come l’Adda e delle sua possibilità di esondazioni, legittima  a pensare che al massimo possa provocare l’allagamento dei campi tra Brivio, Monte Marenzo e Airuno. Il tutto per una visione romantica che verrà “gustata” dal santuario della Madonna della Rocchetta e documentata con la foto di rito. Al massimo, invadere qualche piazza o strada a Brivio. Dalle colline invece pensiamo che del fango possa travolgere qualche pianta in qualche vallone. Occorre tuttavia fare una sforzo di memoria per comprendere che anche il Monte di Brianza, ha già pagato dazio. Abbiamo già dimenticato lo smottamento che ha causato il deragliamento del treno ad Olgiate Molgora in località Porchera, nel lontano 1976 e miracolosamente senza vittime? E dell’enorme frana che ha cancellato un tratto di ferrovia tra Airuno e Olginate, in località Carsaga, e che ha rimodellato per sempre il fianco della collina?  E che dire di quante volte la strada tra S. Maria Hoè e Colle Brianza è rimasta chiusa, causa frane, nel corso di questi anni.  Anche Castello di Brianza non è stata risparmiata. Su tutte si ricorderanno gli smottamenti di Prestabbio e del Cepp, che hanno creato non poco spavento agli abitanti delle frazioni sottostanti. Basta solamente fare un giro per i sentieri del Monte di Brianza per rendersi conto che non c’è paese che non debba fare i conti con eventi del genere. Ricordiamo ancora che fu proprio una frana a decretare il declino e la fine di Consonno ad Olginate. Airuno deve fare i conti con il “Guast”, e con la strada che porta alla frazione di Aizurro, mentre la spina nel fianco di Valgreghentino è rappresentata dal vallone che porta a Biglio e a Dozio. Anche sull’altro versante il torrente Gandaloglio rischia di essere una fonte preoccupazioni non da poco. Insomma, come si può vedere la materia prima, purtroppo non manca. Potremmo andare avanti all’infinito, oppure accompagnare gli amministratori del nostro territorio a vedere delle inquietanti spaccature sparse lungo i fianchi della nostra collina. Possiamo dunque aspettarci che dei comuni si coalizzino per dare delle risposte efficaci, soprattutto in materia di prevenzione e di gestione del territorio affinchè si possano evitare altri disastri con le conseguenti ed onerose ricadute sulla collettività??  Occorre anche mettere in campo tutte quelle iniziative che possano garantire maggiori risorse da destinare al territorio e senza un organo preposto alla tutela e al recupero ambientale sarà difficile per un singolo comune ottenere finanziamenti.  Non sono questi, e per giunta già da soli, dei motivi più che sufficienti per l’istituzione del PLIS del Monte di Brianza??
Comitato Parco Locale del Monte di Brianza
Nella foto in apertura: il torrente Gandaloglio esondato a Oggiono (foto Casateonline)

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