Per Farfalle sul Monte di Brianza (puntata n.1)

Iniziamo un affascinante viaggio a puntate nel colorato, quanto sconosciuto mondo delle farfalle. Grazie al prezioso lavoro di Laura Farina, naturalista appassionata di Lepidotteri, sarà possibile gettare lo sguardo su una delle tante ricchezze che il Monte di Brianza custodisce. Il contributo non mancherà dunque di fornire l'occasione per frequentare i sentieri della nostra amata collina con uno stimolo nuovo verso forme di vita che molto speso godono di scarsa considerazione. E come vedremo non mancheranno le sorprese.

Ribadendo ancora una volta come la protezione abbia bisogno della conoscenza, e come il nostro BLOG possa diventare una sorta di scatola o contenitore dove trovare informazioni sul monte di Brianza.
 
Inizialmente il lavoro verrà pubblicato “a puntate” di volta in volta tra i post del blog, come una sorta di “diario di viaggio”; una volta concluso verrà poi inserito per intero tra le nostre pagine di approfondimento.
 
Buon viaggio.
 
 
Mi chiamo Laura. Sono una Naturalista, appassionata di Entomologia. In particolare mi occupo dell’osservazione e dello studio di due Ordini di Insetti, Coleotteri e Lepidotteri diurni, e della loro distribuzione in Brianza.
Le farfalle diurne, mi hanno sempre affascinato in modo particolare. I loro colori, le loro abitudini di vita, la loro distribuzione e il loro ciclo biologico sono sempre fonte di sorpresa.
Sul Monte di Brianza, dopo pochi anni di esplorazioni, ho avuto modo di incontrare preziosi habitat popolati da farfalle molto interessanti. Accanto ad alcune specie “comuni” e diffuse, è possibile scoprire infatti la presenza di specie ormai diventate più localizzate e poco comuni.
La maggiore varietà e concentrazione di farfalle si trova dove meno si fa sentire l’azione dell’uomo, come nei prati naturali, lungo le siepi di divisione degli appezzamenti, nelle zone rimaste a lungo incolte o nelle fasce di vegetazione naturale lungo i corsi d’acqua. Altre specie, invece sono strettamente legate, per la loro biologia, agli ambienti boschivi.
 
Desidero illustrare alcune passeggiate accompagnate da osservazioni lepidotterologiche particolarmente interessanti, con le quali intendo far conoscere le farfalle diurne del Monte di Brianza. La speranza è che si sviluppi un interesse sempre maggiore per questo gruppo affascinante di insetti… e che si contribuisca alla loro conservazione ed a quella dei loro preziosi habitat.
 
Passeggiata sul Monte di Brianza del 22 agosto 2010, temperatura media 30° C.
 
Da Ello si sale lungo il sentiero che conduce al Monte San Genesio e dopo qualche metro ci si inoltra nel bosco. Oltrepassato il torrente Caro si giunge ad una radura illuminata e ci si imbatte in diversi vivaci esemplari di Erebia meolans. Normalmente le Erebia sono farfalle abbondanti nell’orizzonte montano, hanno come piante ospiti le Graminacee e si spingono dalle vallate fino al limite superiore della vegetazione. L’E. meolans è presente anche a quote inferiori, potendola incontrare dai 600 m e poi fino a circa 2000 m di quota. Le ali di questa farfalla poco appariscente, sono di colore bruno.

                                                         Erebia meolans

 
L’egeria (Pararge aegeria) è una delle poche specie che predilige gli ambienti boscati anziché i prati aperti. Questa farfalla è frequente infatti lungo i sentieri del bosco, preferendo in genere le zone ombreggiate del sottobosco con macchie di sole alle radure più illuminate. E’ una farfalla piuttosto sedentaria poiché passa la maggior parte del tempo posata sulle foglie del sottobosco. La si riconosce dalla livrea marrone con macchie arancioni.
L’Erebia meolans e l’egeria appartengono entrambe alla famiglia dei Ninfalidi, sottofamiglia Satirini.
 
Egeria
 
 
A Marconaga il bosco lascia spazio a bellissimi prati, ricchi di fiori. In corrispondenza del grande prato che si incontra lasciato il bosco, le farfalle presenti sono numerose. In particolare sono presenti centinaia di individui di Maniola jurtina, piccola farfalla comune, dalle ali marrone scuro provviste di macchie circolari nere con un punto bianco al centro. Normalmente frequenta prati soleggiati, ma sopravvive anche ai bordi delle strade e nei terreni incolti dove riesce a spuntare qualche fiore.
 
Maniola jurtina
 
 
Anche alcuni Pieridi, farfalle dalle caratteristiche ali di colore bianco, sono alla ricerca di nettare, in particolare la Pieride del navone (Pieris napi) e la Cavolaia minore (Pieris rapae). Queste fa
rfalle si nutrono di Brassicacee spontanee (crescione dei prati, senape selvatica) e coltivate (cavoli).
 
Cavolaia minore
 
 
Un altro piccolo Pieride attira l’attenzione: è la Pieride della senape (Leptidea sinapis). Si tratta di una farfallina schiva, preferisce muoversi con volo lento e affannoso lungo i margini dei boschi e dei sentieri o rasentando le siepi vicino al suolo. Le ali sono strette ed allungate, di colore bianco con una macchia nerastra all’apice. Questa specie, presente in tutta Europa, è tuttavia in declino in alcune zone.
Come non notare la bellissima Cedronella (Gonepteryx rhamni) che, insieme ad altre specie, è la prima farfalla a fare la sua comparsa spettacolare in primavera? Le ali del maschio sono di colore giallolimone, con una piccola macchia arancione al centro. Questa specie sverna tra le foglie secche o nei granai  e resiste bene ai rigori invernali. E’ più frequente nelle zone boscose.
I Licenidi sono piccole farfalle più spesso dalle ali di colore blu, che frequentano i prati fioriti. Alcune specie sono particolarmente interessanti, poiché il loro ciclo biologico coinvolge anche le formiche. Il bruco infatti trascorre parte del suo sviluppo nei formicai e secerne da una ghiandola posta sul dorso una sostanza di cui sono ghiotte le formiche. Queste ultime in cambio li proteggono dai nemici. L’Aricia agestis è di piccole dimensioni, le ali sono brunastre con macchie arancioni. Il bruco vive a spese di eliantemo e gerani selvatici.
L’icaro (Polyommatus icarus), diffuso nei prati e lungo i margini del bosco, è più comune dove abbonda il trifoglio e l’erba medica, di cui si nutrono i suoi bruchi. Generalmente non si allontana mai dai luoghi preferiti, trascorre la giornata spostandosi da un fiore all’altro. Il maschio ha le ali di un caratteristico colore azzurro-viola.
 
Icaro
 
 
fotografie realizzate da Alfio Sala e Daniele Saini
                                                                                                         
                                                                                                       Continua…..alla prossima
 
 
Laura Farina  

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